Attacchi di panico. Cosa sono, perché si manifestano e come affrontarli

Riassunto

Un attacco di panico è un’ondata improvvisa di paura intensa che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnata da sintomi fisici terrificanti: cuore che batte all’impazzata, sensazione di soffocare, certezza di morire. Colpisce circa l’11% delle persone almeno una volta nella vita. In questo articolo scoprirai cosa succede realmente nel tuo corpo e nel tuo cervello durante un attacco, quali sono le cause che lo scatenano, e soprattutto come puoi imparare a gestirlo e superarlo.

Indice degli argomenti trattati:

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    Attacchi di Panico

    Quando la paura arriva “senza motivo”

    Sara sta facendo la spesa al supermercato. È pomeriggio, la lista è nella borsa, il carrello mezzo pieno. Un giorno qualunque.

    All’improvviso, senza nessun preavviso, il cuore inizia a battere all’impazzata. Non sta succedendo niente di particolare, eppure il petto si stringe come in una morsa. Il respiro si fa corto, affannoso. Le mani cominciano a sudare. Le gambe diventano molli.

    “Sto per svenire,” pensa. “Sto morendo. È un infarto. Devo uscire. Subito.”

    Abbandona il carrello e corre verso l’uscita, sotto gli sguardi perplessi degli altri clienti. Fuori, appoggiata al muro, cerca di riprendere fiato. Dopo dieci minuti interminabili, lentamente, i sintomi cominciano a diminuire.

    Sara è appena stata colpita dal suo primo attacco di panico.

    Non sa ancora che, quello che ha vissuto, ha un nome preciso. Non sa ancora che non è sola: circa 11 persone su 100 sperimenteranno almeno un attacco di panico nella loro vita.

    Cosa Sono gli Attacchi di Panico

    Un attacco di panico è un episodio di intensa paura o disagio che raggiunge il picco in pochi minuti, accompagnato da sintomi fisici e psicologici potenti e spaventosi.

    È fondamentale capire una cosa: un attacco di panico non è pericoloso. Il cuore che batte forte non sta per cedere. Il senso di soffocamento non ti farà davvero soffocare. La sensazione di perdere il controllo non significa che stai impazzendo.

    Ma quando sei nel bel mezzo di un attacco, questa rassicurazione razionale conta poco. La paura è reale. I sintomi sono reali. E la convinzione di essere in pericolo di morte è assolutamente reale.

    La durata tipica va dai 5 ai 20 minuti, anche se in alcuni casi può durare più a lungo, soprattutto se l’ iperventilazione o i tentativi disperati di “controllare” i sintomi amplificano l’ansia.

    I Sintomi degli attacchi di panico

    Il lutto è una risposta naturale alla perdita. Fa male, toglie il respiro, sconvolge la vita. Ma nella maggior parte dei casi, lentamente, la persona trova un modo per continuare a vivere portando con sé il ricordo di chi ha amato.

    Per il 7-10% delle persone, però, il dolore non si trasforma mai. Resta bloccato, intenso, devastante come il primo giorno. Gli esperti lo chiamano Disturbo da Lutto Prolungato, e dal 2022 è ufficialmente riconosciuto come condizione clinica che necessita di trattamento.

    I segnali che il lutto è diventato complicato

    Durante un attacco di panico possono manifestarsi diversi sintomi. Non è necessario che siano presenti tutti, ma di solito ne compaiono almeno quattro contemporaneamente:

    I sintomi fisici più comuni durante un attacco di panico:

    • Palpitazioni e tachicardia – Il cuore batte all’impazzata o in modo irregolare. Molte persone sono convinte di avere un infarto. La sensazione di sentirsi il battito in gola è particolarmente angosciante.
    • Sensazione di soffocare – Il respiro diventa corto, affannoso. Sembra che l’aria non entri nei polmoni. L’ iperventilazione può peggiorare le cose, creando capogiri e formicolio.
    • Vertigini e sbandamento – Il mondo gira, le gambe cedono. C’è la paura costante di svenire (anche se raramente accade davvero).
    • Dolore o fastidio al petto – Una pressione, una stretta che può alimentare la certezza dell’infarto imminente.
    • Sudorazione, tremori, brividi o vampate di calore – Il corpo va in modalità allarme totale. Puoi sudare freddo anche se hai i brividi.
    • Nausea o disturbi allo stomaco – Lo stomaco si chiude, arriva il senso di nausea.
    • Formicolio o intorpidimento – Alle mani, ai piedi, intorno alla bocca. Un sintomo che spaventa moltissimo chi lo sperimenta la prima volta.

    I sintomi psicologici più frequenti durante un attacco di panico:

    • Paura di morire – Non è preoccupazione. È la certezza assoluta, viscerale, che stai per morire proprio ora.
    • Paura di impazzire o di perdere il controllo – La sensazione che la mente stia per “spezzarsi”, che potresti fare qualcosa di imbarazzante o pericoloso.
    • Derealizzazione e depersonalizzazione – Il mondo intorno sembra irreale, distante, come se guardassi tutto attraverso un vetro. O senti di non essere te stesso, come se osservassi il tuo corpo dall’esterno.

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    Differenza tra attacco di panico e disturbo di panico?

    C’è una differenza cruciale: avere un attacco di panico non significa automaticamente soffrire di disturbo di panico.

    Un attacco di panico isolato può capitare una volta sola nella vita, magari in un periodo particolarmente stressante. Molte persone vivono uno o pochi attacchi e poi non ne hanno più. La vita continua normale.

    Cos'è il disturbo di panico?

    Il disturbo di panico si sviluppa quando:

    • Gli attacchi diventano ricorrenti e inaspettati (almeno due attacchi che sembrano arrivare “dal nulla”)
    • Vivi nella paura costante di avere un altro attacco (ansia anticipatoria)
    • Cambi il tuo comportamento per evitare situazioni che potrebbero scatenare un attacco
     

    Il disturbo di panico colpisce il 2-3% della popolazione ogni anno, con le donne che hanno una probabilità doppia rispetto agli uomini. Di solito inizia nella tarda adolescenza o all’inizio dell’età adulta, anche se può manifestarsi a qualsiasi età.

    Perché si soffre di attacchi di panico?

    Le Cause degli Attacchi di Panico

    “Perché mi è successo? Cosa mi sta succedendo?”

    È la domanda che tutti si fanno dopo il primo attacco. La risposta è complessa: non c’è una singola causa, ma una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali.

    1. Vulnerabilità genetica

    La ricerca e la esperienza clinica su migliaia di persone mostrano  che esiste una predisposizione genetica.  Se in famiglia ci sono stati casi di disturbi d’ansia o attacchi di panico, il rischio aumenta.

    Non è un destino scritto, ma una sensibilità maggiore del sistema nervoso alla risposta di paura. Alcune persone nascono con un “termostato della paura” tarato più in alto.

    1. Problemi di assertività, difficoltà a farsi valere, che rendono più difficile la gestione della vita presente
    2. Eventi stressanti e transizioni di vita
     

    Il primo attacco di panico spesso si verifica durante periodi di forte stress:

    • Eventi acuti (lutto, separazione, perdita del lavoro, malattia)
    • Accumulo di molti piccoli stress (problemi finanziari, conflitti relazionali, pressioni lavorative)
    • Transizioni importanti (matrimonio, nascita di un figlio, trasloco, cambiamento di lavoro)
     

    Curiosamente, a volte l’attacco arriva dopo che lo stress è passato, proprio quando pensi di poterti finalmente rilassare. È come se il corpo, tenuto in tensione troppo a lungo, cedesse non appena abbassa la guardia.

    1. Traumi e esperienze negative precoci che creano un profondo senso di fragilità

    Alla base del disturbo di panico ci sono  esperienze negative o  traumi, anche piccoli,  nell’infanzia o nell’adolescenza:

    • Abusi fisici, emotivi o sessuali
    • Trascuratezza da parte dei genitori
    • Esperienze di bisogni non soddisfatti o assenza/distanza emotiva da parte dei genitori o svalutazione
    • Perdita precoce di un genitore
    • Assistere a violenza domestica, esempio i genitori che litigano
    • Bullismo
     

    Anche esperienze apparentemente non “gravi” possono lasciare il segno: critiche, un ambiente familiare non sereno, genitori con disturbi d’ansia (modellamento comportamentale).

    1. Sensibilità ansiosa: l’amplificatore del panico

    Alcune persone sono particolarmente attente e reattive alle sensazioni fisiche del corpo.
    Gli psicologi chiamano questa caratteristica “sensibilità ansiosa” o “ansia di sensibilità”.

    Se il cuore batte un po’ più forte durante l’esercizio fisico, queste persone lo interpretano immediatamente come segnale di pericolo. Se sentono un capogiro, pensano subito di svenire. Questa tendenza amplifica i segnali normali del corpo trasformandoli in allarmi.

    La sensibilità ansiosa non è patologica di per sé, ma predispone allo sviluppo di attacchi di panico quando combinata con altri fattori di rischio.

    1. Stile di pensiero catastrofico

    La tendenza a interpretare sensazioni normali come segnali di catastrofe imminente alimenta il panico:

    • “Il cuore batte forte = sto per avere un infarto”
    • “Mi manca l’aria = sto soffocando”
    • “Ho le vertigini = sto per svenire e fare una figura terribile”
     

    Questo stile di pensiero, chiamato “catastrofizzazione”, crea un circolo vizioso: il pensiero catastrofico aumenta l’ansia, l’ansia aumenta i sintomi fisici, i sintomi alimentano ulteriori pensieri catastrofici.

    1. Fattori fisiologici e sostanze

    Alcuni elementi fisiologici e sostanze possono scatenare o facilitare attacchi di panico:

    • Squilibri nei neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina, GABA)
    • Disfunzioni del sistema respiratorio (ipersensibilità alla CO2)
    • Ipertiroidismo e altri disturbi endocrini
    • Caffeina eccessiva (può scatenare attacchi in persone predisposte)
    • Alcol e droghe (soprattutto nella fase di astinenza)
    • Alcuni farmaci (stimolanti, corticosteroidi)
     
    1. Condizionamento e apprendimento

    Dopo il primo attacco, può svilupparsi un condizionamento o riflesso “pavloviano”. Il luogo dove è avvenuto l’attacco (supermercato, metro, ponte) diventa associato al pericolo. La sola idea di tornarci scatena ansia anticipatoria. Anche sensazioni fisiche neutre possono diventare “segnali di allarme” attraverso l’apprendimento associativo.

    Cosa succede nel cervello durante un attacco di panico

    Immagina un sistema di allarme antincendio ipersensibile. Un sistema che si attiva non solo per il fumo, ma anche per il vapore della doccia. Ogni volta che scatta, le sirene suonano a pieno volume, le luci lampeggiano, tutto segnala: “EMERGENZA! SCAPPA!”

    Questo è quello che succede nel cervello durante un attacco di panico.

    L'amigdala: il centro di comando della paura

    Al centro di questo sistema c’è l’amigdala – una piccola struttura a forma di mandorla situata nella parte profonda del cervello. L’amigdala è il centro di rilevamento della paura, e normalmente fa un lavoro prezioso: ti avvisa dei pericoli reali e prepara il corpo a reagire.

    Ma nelle persone con disturbo di panico, l’amigdala è ipersensibile. Le ricerche di neuroimaging hanno documentato:

    • Attività aumentata dell’amigdala quando esposti a stimoli ansiogeni
    • Anomalie strutturali in specifiche regioni dell’amigdala
    • Iperconnettività tra amigdala e altre aree coinvolte nella risposta di paura
     

    È come se il termostato della paura fosse tarato troppo in alto.

    La cascata neurologica del panico

    Quando l’amigdala si attiva in modalità allarme, invia segnali a diverse aree:

    • All’ipotalamo e al tronco encefalico → Attivano la risposta “combatti o fuggi” attraverso il sistema nervoso simpatico
    • Al locus coeruleus → Rilascia noradrenalina, creando uno stato di allerta massima
    • Alla corteccia prefrontale → La parte razionale del cervello che normalmente dovrebbe frenare questa reazione eccessiva
     

    Il problema? Durante un attacco di panico, la corteccia prefrontale viene sopraffatta.
    Non riesce a fare il suo lavoro di “frenare” l’amigdala dicendole: “Ehi, calma, non c’è nessun pericolo reale qui.”

    La risposta del corpo durante un attacco di panico

    Il risultato è che il corpo si prepara a combattere o fuggire da un pericolo che non esiste:

    • Il cuore pompa più sangue ai muscoli → palpitazioni, tachicardia
    • Il respiro accelera per portare più ossigeno → sensazione di soffocamento, iperventilazione
    • Il sangue viene deviato dagli organi non essenziali → capogiri, nausea
    • I muscoli si tendono → tremori, tensione
    • I sensi si acuiscono → derealizzazione, ipersensibilità
    • Le pupille si dilatano → visione alterata
    • La digestione si blocca → nausea, disturbi gastrici

     

    È una risposta perfetta per sfuggire a un predatore. Ma completamente inadeguata mentre stai facendo la spesa al supermercato.

    Il Circolo Vizioso della "Paura della Paura"

    Dopo il primo attacco di panico, si innesca uno dei meccanismi più insidiosi: la paura della paura stessa (ansia anticipatoria).

    Funziona così:

    1. Hai un attacco di panico (esperienza terrificante)
    2. Inizi a temere di averne un altro (ansia anticipatoria)
    3. Diventi ipervigile verso qualsiasi sensazione fisica
    4. Il cuore batte un po’ più forte (magari per aver fatto le scale)
    5. Pensi: “Oh no, sta per succedere di nuovo!” (interpretazione catastrofica)
    6. L’ansia sale (reazione alla paura)
    7. I sintomi fisici aumentano (il corpo risponde all’ansia)
    8. Interpreti i sintomi come conferma del pericolo (“Lo sapevo!”)
    9. ATTACCO DI PANICO COMPLETO

     

    È un circolo vizioso perfetto. E più giri fa, più si rafforza.

    Marco, 32 anni, descrive bene questo meccanismo: “Dopo il primo attacco, ho cominciato a controllare continuamente il battito cardiaco. Appena sentivo il cuore battere un po’ più forte, entravo nel panico. Ho smesso di fare sport, di prendere il caffè, persino di ridere troppo forte – tutto quello che poteva far accelerare il cuore era diventato un pericolo. Vivevo come in una prigione.”

    Questo meccanismo si chiama sensibilizzazione all’ansia. Non è l’attacco in sé il problema principale – è la paura che ne possa arrivare un altro.

    Il disturbo di Panico che ti ruba la Libertà:

    L'Agorafobia

    Per circa 1 persona su 3 con disturbo di panico, l’evoluzione naturale è lo sviluppo dell’agorafobia.

    Il termine deriva dal greco e significa “paura della piazza”, ma oggi indica qualcosa di più ampio:
    la paura di trovarsi in luoghi o situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi in caso di attacco di panico.

    Non è la paura dei luoghi in sé. È la paura di essere intrappolati quando arriva il panico.
    È la paura di non poter scappare. È la paura di avere un attacco di fronte ad altre persone.

    Le situazioni più comunemente evitate:

    • Mezzi di trasporto pubblici (autobus, treni, metro, aerei)
    • Spazi aperti (parcheggi, ponti, piazze)
    • Spazi chiusi (negozi, cinema, ascensori)
    • Code e folle (supermercati, concerti, uffici postali)
    • Essere fuori casa da soli

     

    Giulia, 28 anni: “Il primo attacco mi è venuto in metro. Poi ho smesso di prendere la metro. Poi anche gli autobus. Poi i negozi affollati. Alla fine, uscivo di casa solo se c’era qualcuno con me. E anche così, potevo fare solo pochi metri. La mia vita si era ridotta a casa mia. Avevo 26 anni e vivevo come una prigioniera.”

    Quando si sviluppa l’agorafobia, la qualità della vita crolla: difficoltà a lavorare, a mantenere relazioni sociali, a fare anche le cose più semplici.

    Come Imparare a

    Gestire Attacchi di Panico

    Anche se il percorso terapeutico è fondamentale per risolvere il disturbo di panico alla radice, esistono strategie immediate che puoi imparare per gestire un attacco quando arriva.

    Cosa fare durante un attacco di panico

    1. Riconosci che è panico, non pericolo

    Ripeti a te stesso: “È un attacco di panico. Non è pericoloso. Passerà in 10-20 minuti.”

    Questa rassicurazione razionale non elimina l’ansia, ma impedisce che l’escalation diventi incontrollabile.

    1. Resta dove sei (se possibile)

    L’istinto è scappare. Ma scappare rinforza la paura del luogo e l’associazione “questo posto = pericolo”. Se sei al supermercato, prova a restare lì. Se sei in metro, non scendere alla prima fermata. Questo è difficile, ma è anche uno dei modi più potenti per spezzare il circolo vizioso.

    1. Respira lentamente (non profondamente)

    La tentazione è fare respiri grandi e profondi. Ma questo causa iperventilazione e peggiora i sintomi.

    Invece:

    • Inspira contando fino a 4
    • Trattieni 1-2 secondi
    • Espira contando fino a 6
    • Pausa 1-2 secondi
    • Ripeti

     

    L’espirazione più lunga dell’inspirazione attiva il sistema nervoso parasimpatico (il “freno” del corpo).

    1. Non combattere i sintomi

    Quando cerchi disperatamente di fermare i sintomi, aumenti la tensione e l’ansia.

    Prova invece ad osservarli come onde:

    • “Ecco il cuore che batte forte”
    • “Ecco le vertigini che arrivano”
    • “Ecco il formicolio”

     

    Le onde arrivano, raggiungono il picco, e poi passano.

    1. Usa l’ancora al presente (grounding)

    Quando sei in panico, la mente è nel futuro catastrofico (“Sto per morire!”). Riportala al presente:

    • Guarda intorno e nomina 5 cose che vedi
    • Identifica 4 cose che puoi toccare (la sedia, il tessuto della maglietta, il pavimento)
    • Ascolta e nomina 3 suoni che senti
    • Identifica 2 odori
    • Nota 1 sapore in bocca

     

    Questa tecnica, chiamata “5-4-3-2-1”, riporta la mente dal panico al momento presente.

    Strategie di recupero DOPO un Attacco di Panico

    Non evitare il luogo dove è successo

    Se eviti sistematicamente il posto dove hai avuto l’attacco, stai alimentando l’agorafobia. Appena possibile (anche il giorno dopo), torna in quel luogo, anche solo per pochi minuti.

    Analizza cosa è successo senza giudicarti

    Invece di pensare “Sono debole, non dovrei avere questi attacchi”, prova: “Ho avuto un attacco di panico. È una reazione del mio sistema nervoso. Non dice nulla di chi sono come persona.”

    Mantieni le routine normali

    Caffeina, sport, uscite sociali: non eliminare tutto per paura di scatenare sintomi. Più riduci la tua vita, più rinforzi il disturbo.

    Pratiche quotidiane per prevenire ALTRI Attacchi di Panico

    1. Tecniche di rilassamento regolari
    • Respirazione diaframmatica (15 minuti al giorno)
    • Rilassamento muscolare progressivo
    • Mindfulness o meditazione

     

    Non servono per “fermare” un attacco quando arriva, ma riducono il livello base di ansia e la sensibilità del sistema nervoso.

    1. Esercizio fisico regolare

    L’attività fisica moderata (30 minuti al giorno) riduce l’ansia generale e desensibilizza alle sensazioni fisiche (cuore che batte, respiro affannoso) che potrebbero altrimenti scatenare panico.

    1. Sonno regolare

    La privazione di sonno abbassa la soglia di attivazione dell’amigdala. Dormire 7-8 ore a notte è una delle cose più importanti per gestire l’ansia.

    1. Riduzione di sostanze ansiogeniche

    Caffeina, alcol, nicotina e alcune droghe possono scatenare o peggiorare attacchi di panico. Non è necessario eliminarle completamente, ma moderarle può aiutare.

    Percorsi Terapeutici per Attacchi di Panico

    Anche se le strategie di autogestione sono preziose, il percorso terapeutico professionale è fondamentale per risolvere il disturbo di panico alla radice e prevenire ricadute.

    Le ricerche scientifiche internazionali hanno identificato due approcci terapeutici con solida evidenza di efficacia per il disturbo di panico: EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) e CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale).

    EMDR per il Disturbo di Panico

    L’EMDR è una terapia nata per il trattamento del trauma, ma negli ultimi anni la ricerca ha dimostrato la sua importante efficacia anche per i disturbi d’ansia, incluso il disturbo di panico.

    Come funziona?

    Gli  attacchi di panico sono collegati a memorie non elaborate di esperienze stressanti o traumatiche del passato. Anche se non ricordi consciamente un evento specifico, il tuo sistema nervoso può essersi “sensibilizzato” attraverso esperienze accumulate.

    Durante le sedute EMDR, il terapeuta ti aiuta a identificare:

    • I ricordi del primo attacco di panico (spesso traumatico di per sé)
    • Eventi negativi o traumatici precedenti che potrebbero aver sensibilizzato il sistema nervoso
    • Le “immagini mentali” catastrofiche associate al panico futuro
     

    Attraverso la stimolazione bilaterale (movimenti oculari o stimolazione tattile o acustica ), questi ricordi vengono riprocessati, perdendo la loro carica emotiva devastante.

    Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)

    La CBT è considerata una terapia efficace per il disturbo di panico dalle linee guida internazionali (American Psychiatric Association, NICE britannico).

    Come funziona?

    La CBT lavora su tre livelli:

    1. Pensieri catastrofici: Impari a riconoscere e modificare le interpretazioni distorte (“Il cuore che batte forte = infarto” diventa “Il cuore che batte forte = risposta normale all’ansia”)
    2. Comportamenti di evitamento: Attraverso l’esposizione graduale, affronti le situazioni temute in modo controllato e sicuro
    3. Sensazioni fisiche: Con l’esposizione enterocettiva, impari che i sintomi fisici non sono pericolosi (es. correre sul posto per far battere il cuore forte in un contesto sicuro)

    Il Metodo MEC del Centro Nastasi per Attacchi di Panico

    Al Centro di Psicologia e Psicoterapia Nastasi, il trattamento del disturbo di panico si basa sul Metodo MEC: Mindfulness, EMDR e terapia Cognitivo-Comportamentale.

    Questa integrazione è particolarmente efficace perché lavora simultaneamente su più livelli:

    La Mindfulness ti insegna a osservare le sensazioni fisiche e i pensieri senza reagire automaticamente con paura. Invece di pensare “Il cuore batte forte, devo fermarlo!” impari a notare: “Ecco il cuore che batte forte. Lo osservo. Passa.” Questa capacità di osservare senza identificarsi con i sintomi riduce drasticamente l’escalation.

    L’EMDR lavora sui ricordi traumatici o negativi che potrebbero aver sensibilizzato il tuo sistema nervoso. Molte persone con disturbo di panico hanno vissuto eventi stressanti nell’infanzia o hanno memorie non elaborate del primo attacco particolarmente traumatico. L’EMDR aiuta a riprocessare questi ricordi, riducendo la reattività del sistema nervoso.

    La CBT fornisce gli strumenti concreti per ristrutturare i pensieri catastrofici, affrontare gradualmente le situazioni evitate e ridurre i comportamenti di sicurezza che mantengono il disturbo.

    Questa combinazione permette di lavorare sul corpo (Mindfulness), sulla memoria e il trauma (EMDR), e sui pensieri e comportamenti (CBT). Il risultato è un trattamento completo e personalizzato.

    Liberarsi dagli attacchi di Panico è possibile

    Se stai leggendo questo articolo mentre vivi con la paura costante del prossimo attacco, sappi che non sei condannato a vivere così per sempre.

    Gli attacchi di panico non sono un difetto nella tua personalità. Non significano che sei debole o “sbagliato”. Sono il risultato di un sistema di allarme del cervello che si è sensibilizzato. E questo sistema può essere ricalibrato.

    Migliaia di persone hanno attraversato quello che stai attraversando tu. Hanno vissuto la paura di uscire di casa, la vergogna di non poter fare cose “normali”, la frustrazione di sentirsi prigionieri del proprio corpo.

    E oggi vivono liberi.

    Il percorso richiede coraggio. Ma ogni piccolo passo è una vittoria. E con il supporto giusto, quel supermercato che oggi ti terrorizza può tornare ad essere semplicemente un posto dove comprare il latte.

    La libertà è possibile. E tu la meriti.

    Vuoi saperne di più su come superare gli attacchi di panico?

    Contatta il Centro di Psicologia e Psicoterapia Nastasi per una consulenza personalizzata.

    Attacchi di panico. Cosa sono, perché si manifestano e come affrontarli
    Come inizia un attacco di panico?

    Un attacco di panico inizia tipicamente in modo improvviso e inaspettato, raggiungendo il picco di intensità entro 10 minuti. Secondo il DSM-5-TR (American Psychiatric Association, 2022), l’esordio è caratterizzato da un’ondata di intensa paura o disagio.

    Il processo può iniziare in due modi:

    1. Attacco inaspettato (spontaneo): Arriva “dal nulla”, senza un trigger evidente. Potresti essere seduto sul divano, al supermercato, o persino dormendo. Il primo sintomo spesso è una sensazione fisica (cuore che batte forte, vertigini, formicolio) che viene immediatamente interpretata come pericolosa.
    2. Attacco situazionale: Viene scatenato da una situazione specifica (luoghi affollati, spazi chiusi, ponti) o da stimoli interni (sensazioni fisiche particolari).

    Le persone che hanno vissuto un attacco di panico lo descrivono come una delle esperienze più terrificanti della loro vita. La caratteristica principale è la certezza assoluta di essere in pericolo mortale, anche se razionalmente non c’è alcuna minaccia.

    Molti descrivono la sensazione come “essere sicuri di morire entro pochi secondi” pur non riuscendo a identificare cosa esattamente stia causando la morte imminente. È questo senso di minaccia indefinita, ma imminente, che rende l’esperienza così angosciante.

    Una caratteristica cruciale: dopo l’attacco, molte persone si sentono esauste, confuse e profondamente spaventate che possa succedere di nuovo.

    Sul piano fisico, secondo gli studi fenomenologici:

    • Il cuore sembra “esplodere” nel petto o battere in modo irregolare
    • L’aria sembra non entrare nei polmoni, creando una sensazione di soffocamento
    • Le gambe diventano molli, il mondo gira
    • Il corpo è attraversato da ondate di caldo e freddo alternati
    • Mani e piedi formicolano o si intorpidiscono
    • Lo stomaco si contrae, arriva la nausea

    Sul piano psicologico:

    • Paura di morire: non è preoccupazione, è la certezza viscerale di essere sul punto di morire
    • Paura di impazzire: la sensazione che la mente stia per “spezzarsi” completamente
    • Derealizzazione: il mondo sembra irreale, distante, come visto attraverso un vetro appannato
    • Depersonalizzazione: ci si sente distaccati dal proprio corpo, come se lo si osservasse dall’esterno

     

    Non tutte le persone sperimentano tutti i sintomi. La combinazione e l’intensità variano da persona a persona e da attacco ad attacco. Alcuni hanno prevalentemente sintomi cardiovascolari (palpitazioni, dolore al petto), altri respiratori (dispnea, soffocamento), altri neurologici (vertigini, parestesie).

    Esistono anche attacchi paucisintomatici (con meno di 4 sintomi) che causano comunque significativo disagio ma non soddisfano i criteri diagnostici completi.

    No. Anche se i sintomi sono terrificanti, un attacco di panico non può causare un infarto, un ictus o la morte. Il cuore che batte forte durante un attacco è una risposta normale allo stress – la stessa che si verifica se corri per prendere l’autobus. La differenza è che durante il panico, questa risposta viene interpretata come pericolosa, amplificando la paura. Milioni di persone hanno avuto attacchi di panico e nessuno è mai morto a causa dell’attacco in sé.

    Sì, si chiamano attacchi di panico notturni e colpiscono il 15-45% delle persone con disturbo di panico. Ti svegli improvvisamente con cuore che batte forte, sudorazione, sensazione di terrore. Accadono durante fasi specifiche del sonno (non-REM) e possono essere legati a piccole variazioni fisiologiche che il cervello ipersensibile interpreta come pericolo.

    Un attacco tipico dura 5-20 minuti, con il picco di intensità nei primi 10 minuti. Raramente supera i 30 minuti. Tuttavia, l’ansia può rimanere elevata per ore dopo l’attacco – non è più l’attacco di panico in sé, ma l’ansia residua e la paura che ne arrivi un altro.

    Alcuni farmaci sono efficaci per bloccare immediatamente un attacco di panico. Ma ci sono problemi importanti:

    • Creano dipendenza se usate regolarmente
    • Diventano un comportamento di evitamento psicologico: impari che “senza la pillola non ce la faccio”
    • Quando si smettono, i sintomi tornano spesso più forti

     

    Le linee guida raccomandano di usarle solo per brevissimi periodi. I percorsi terapeutici come EMDR e CBT insegnano a gestire gli attacchi senza farmaci, rendendoti davvero libero.

    Normalmente non tornano. Quando vengono risolte le cause, i sintomi non hanno più significato. Se dovesse esserci una ricaduta, soprattutto in periodi di stress prolungato,  c’è una differenza fondamentale: dopo un percorso terapeutico efficace, anche se dovesse arrivare un attacco, sai come gestirlo. Non ricadi nel circolo vizioso della paura della paura.

    E dunque te ne liberi facilmente.

    Dipende dalla gravità e dalle tue preferenze. La ricerca mostra che:

    • La terapia da sola è efficace per la maggior parte delle persone
    • I farmaci da soli funzionano nel breve termine
    • La combinazione terapia + farmaci può essere utile nei casi più gravi
    1. Ricorda a te stesso che è ansia, non pericolo: “È un attacco di panico. Non è pericoloso. Passerà.”
    2. Resta dove sei, se possibile. Scappare rinforza la paura del luogo.
    3. Respira lentamente (non profondamente): inspira 4 secondi, espira 6 secondi
    4. Non combattere i sintomi. Osservali come onde che passano.
    5. Usa l’ancora al presente: 5 cose che vedi, 4 che tocchi, 3 suoni che senti

    Articolo a cura della Dott.ssa Giovanna Maria Nastasi – Psicologa Psicoterapeuta a Padova
    Ultimo aggiornamento: 2026

    Fonti Scientifiche

    Prevalenza e caratteristiche del disturbo di panico:

    • Kessler, R. C., Chiu, W. T., Jin, R., Ruscio, A. M., Shear, K., & Walters, E. E. (2006). The epidemiology of panic attacks, panic disorder, and agoraphobia in the National Comorbidity Survey Replication. Archives of General Psychiatry, 63(4), 415-424. doi:10.1001/archpsyc.63.4.415
    • American Psychiatric Association (2022). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th Edition, Text Revision (DSM-5-TR). Washington, DC: American Psychiatric Association Publishing.

    Neurobiologia degli attacchi di panico:

    • Kim, J. E., Dager, S. R., & Lyoo, I. K. (2012). The role of the amygdala in the pathophysiology of panic disorder: evidence from neuroimaging studies. Biology of Mood & Anxiety Disorders, 2, 20. doi:10.1186/2045-5380-2-20
    • Gorman, J. M., Kent, J. M., Sullivan, G. M., & Coplan, J. D. (2000). Neuroanatomical hypothesis of panic disorder, revised. American Journal of Psychiatry, 157(4), 493-505. doi:10.1176/appi.ajp.157.4.493
    • Shekhar, A., Sajdyk, T. J., Gehlert, D. R., & Rainnie, D. G. (2003). The amygdala, panic disorder, and cardiovascular responses. Annals of the New York Academy of Sciences, 985, 308-325. doi:10.1111/j.1749-6632.2003.tb07090.x

    Fattori genetici e ambientali:

    • Hettema, J. M., Neale, M. C., & Kendler, K. S. (2001). A review and meta-analysis of the genetic epidemiology of anxiety disorders. American Journal of Psychiatry, 158(10), 1568-1578. doi:10.1176/appi.ajp.158.10.1568
    • Friedman, S., Smith, L., Fogel, D., Paradis, C., Viswanathan, R., Ackerman, R., & Trappler, B. (2002). The incidence and influence of early traumatic life events in patients with panic disorder: a comparison with other psychiatric outpatients. Journal of Anxiety Disorders, 16(3), 259-272. doi:10.1016/S0887-6185(02)00097-X

    Efficacia dell’EMDR per il disturbo di panico:

    • Yunitri, N., Kao, C. C., Chu, H., Voss, J., Chiu, H. L., Liu, D., Shen, S. T., Chang, P. C., Kang, X. L., & Chou, K. R. (2020). The effectiveness of eye movement desensitization and reprocessing toward anxiety disorder: A meta-analysis of randomized controlled trials. Journal of Psychiatric Research, 123, 102-113. doi:10.1016/j.jpsychires.2020.01.005
    • Faretta, E. (2013). EMDR and cognitive behavioral therapy in the treatment of panic disorder: A comparison. Journal of EMDR Practice and Research, 7(3), 121-133. doi:10.1891/1933-3196.7.3.121
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    • Faretta, E., & Leeds, A. M. (2017). EMDR therapy of panic disorder and agoraphobia: A review of the existing literature. Clinical Neuropsychiatry, 14(5), 330-340.
    • Matthijssen, S. J. M. A., Brouwer, M., Staring, A. B. P., Danner, U. N., Cath, D. C., Destoop, M., Vulink, N. C. C., Verbraak, M. J. P. M., Arntz, A., & de Jongh, A. (2023). Eye movement desensitization and reprocessing (EMDR) therapy or supportive counseling prior to exposure therapy in patients with panic disorder: Study protocol for a multicenter randomized controlled trial (IMPROVE). Trials, 24, 203. doi:10.1186/s13063-023-07182-9

    Efficacia della terapia cognitivo-comportamentale:

    • Papola, D., Miguel, C., Mazzaglia, M., Franco, P., Tedeschi, F., Romero, S. A., Patel, A. R., Ostuzzi, G., Gastaldon, C., Karyotaki, E., Harrer, M., Purgato, M., Sijbrandij, M., Patel, V., Furukawa, T. A., Cuijpers, P., & Barbui, C. (2023). CBT treatment delivery formats for panic disorder: a systematic review and network meta-analysis of randomised controlled trials. Psychological Medicine, 53(3), 614-624. doi:10.1017/S0033291722003683
    • Nordhus, I. H., Normann-Eide, E., Havik, O. E., Johansen, G. R., Nielsen, G. H., Pedersen, A., Solbakken, O. A., Stubdal, S., Tveitane, A. G., Skogen, K., & Pallesen, S. (2020). Cognitive behavioral group therapy for panic disorder and agoraphobia in a general clinical setting: a prospective cohort study with 12 to 31-years follow-up. BMC Psychiatry, 20, 258. doi:10.1186/s12888-020-02679-w
    • Hofmann, S. G., Asnaani, A., Vonk, I. J., Sawyer, A. T., & Fang, A. (2012). The efficacy of cognitive behavioral therapy: A review of meta-analyses. Cognitive Therapy and Research, 36(5), 427-440. doi:10.1007/s10608-012-9476-1

    Linee guida internazionali:

    • American Psychiatric Association (2009). Practice guideline for the treatment of patients with panic disorder, second edition. Arlington, VA: American Psychiatric Association.
    • National Institute for Health and Care Excellence (2020). Generalised anxiety disorder and panic disorder in adults: management. NICE guideline [CG113]. London: National Institute for Health and Care Excellence.