Riassunto
Riassunto: L’articolo esplora come l’ansia sociale si manifesta nel contesto lavorativo, andando oltre la semplice timidezza. Analizza il fenomeno della “Sindrome dell’Impostore”, l’impatto economico e psicologico sulle carriere e come le dinamiche legate al lavoro riattivino spesso antiche ferite relazionali. Vengono forniti consigli pratici per gestire l’ansia durante riunioni, colloqui, e esposizioni pubbliche e illustrato come un approccio terapeutico integrato (Metodo MEC) possa trasformare la paura in sicurezza professionale.
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Indice degli argomenti trattati:
La Paura del Giudizio Blocca la Tua Carriera
Ti è mai capitato di avere un’idea brillante durante una riunione, ma di rimanere in silenzio per paura che fosse stupida o fuori luogo? Hai mai provato un senso di terrore all’idea di pranzare con i colleghi, preferendo mangiare un panino da solo davanti al computer?
Se hai risposto sì, sappi che non è solo “stress da lavoro”. L’ambiente professionale è oggi uno dei teatri principali in cui va in scena l’ansia sociale. Proprio lì, dove dovremmo sentirci competenti e realizzati, la paura del giudizio altrui può diventare paralizzante, trasformando ogni email, ogni call e ogni feedback in una minaccia alla nostra autostima.
In questo articolo vedremo insieme come l’ansia sociale si insinua nella vita professionale, e, soprattutto, quali passi puoi compiere per smettere di nasconderti e iniziare a valorizzarti.
Spesso confondiamo l’ansia sociale con il carattere introverso o la riservatezza. Ma c’è una differenza sostanziale. Essere riservati significa preferire la tranquillità; avere l’ansia sociale significa desiderare di partecipare ma esserne terrorizzati.
Nel contesto lavorativo, questa ansia si manifesta come una preoccupazione costante e invasiva di essere osservati, valutati negativamente o umiliati. Non riguarda solo le grandi presentazioni (di cui parleremo nel prossimo articolo), ma le micro-interazioni quotidiane:
Recenti ricerche indicano che circa il 29% dei lavoratori europei soffre di stress, depressione o ansia legata al lavoro. Non sei solo a provare questo disagio: è una reazione diffusa a un ambiente che ci richiede di essere sempre performanti e “perfetti”.
Vuoi ritrovare la serenità al lavoro?
Se l'ansia sta ostacolando la tua realizzazione professionale, la Dott.ssa Nastasi e la sua équipe sono a tua disposizione per valutare insieme un percorso personalizzato
"Prima o poi mi scopriranno"
Chi vive questa condizione non riesce a internalizzare i propri successi. Ogni traguardo raggiunto viene attribuito al caso o all’errore di valutazione degli altri, mentre ogni piccolo errore diventa la prova inconfutabile della propria incompetenza. I dati sono impressionanti: nel 2024 le ricerche online su questo tema sono aumentate del 75%. Colpisce in particolare le persone più sensibili e coscienziose, portandole a lavorare il doppio per “non essere scoperte”, fino a raggiungere l’esaurimento (burnout).
L’ansia non è solo un malessere interiore; ha ripercussioni concrete e misurabili sulla tua crescita professionale. La paura agisce come un freno a mano tirato:
Inoltre, l’ansia può spingere verso il Quiet Quitting (l’abbandono silenzioso): per proteggersi dallo stress delle relazioni lavorative, ci si ritira psicologicamente, si evitano le situazioni con gli altri che creano disagio, facendo il minimo indispensabile e isolandosi dal gruppo. Questo meccanismo di difesa, da sollievo momentaneo, ma alla lunga aumenta il senso il disagio e la situazione evitata diventa sempre più ansiogena.
Perché un feedback negativo del capo ci fa sentire come se il mondo stesse crollando?
Le cause dell’ ansia sociale risalgono al passato, a esperienze vissute che possono essere gravi oppure no, ma significative per il bambino.E anche la trascuratezza emotiva è la causa di molte insicurezze dell’ adulto.
Un bambino ha bisogno di essere abbracciato, consolato quando serve, accolto, ha bisogno di sentire che la mamma è lì per lui e che è importante per lei.. Se ciò non avviene, comincia a farsi l’ idea di non essere importante, di valere poco, di essere invisibile.
La psicologia ci insegna anche che le dinamiche in un ufficio possono riattivare schemi familiari antichi. Inconsciamente, tendiamo a proiettare le figure del nostro passato sui nostri colleghi e superiori:
Ogni valutazione professionale non viene vissuta come un giudizio sul lavoro svolto, ma come un giudizio sul nostro valore come persone. Ecco perché fa così male.
Come il corpo parla
L’ansia al lavoro non è solo nella testa. Il corpo invia segnali inequivocabili di allarme, spesso proprio nei momenti meno opportuni. Ecco cosa potresti sperimentare:
Questi sintomi innescano spesso un secondo livello di ansia: la paura che gli altri notino che siamo ansiosi. Questo crea un circolo vizioso che amplifica il disagio.
Uno degli errori cognitivi più comuni è credere di sapere cosa pensano i colleghi. “Mi ha guardato male, sicuramente è arrabbiato con me”. In realtà, quel collega potrebbe essere stanco, preoccupato per fatti suoi o semplicemente concentrato.
Esercizio: Quando pensi che qualcuno ti stia giudicando, fermati e chiediti: “Ho prove concrete di questo? O è la mia paura a parlare?”.
Questa è una potente tecnica di auto-regolazione usata nella terapia EMDR per calmare rapidamente il sistema nervoso quando ti senti sopraffatto.
Come si fa:
Incrocia le braccia sul petto, appoggiando le mani sulle spalle opposte (o picchietta alternativamente le ginocchia se sei seduto al tavolo e vuoi essere discreto).
L’azione:
Picchietta delicatamente e ritmicamente le mani, alternando destra e sinistra, come il battito d’ali di una farfalla.
Perché funziona:
Questa “stimolazione bilaterale” aiuta il cervello a processare lo stress e a ridurre l’attivazione dell’amigdala, riportandoti in uno stato di calma. Puoi farlo in bagno prima di una riunione o, in modo invisibile, picchiettando le gambe sotto la scrivania.
Il perfezionismo è una trappola. Prepararti per una riunione è utile, ma cercare di prevedere ogni singola domanda o obiezione è impossibile e ansiogeno. Accetta la possibilità di non sapere tutto. Dire “Non ho questo dato sottomano, lo verifico e ti aggiorno” è una risposta professionale e perfettamente accettabile, non un fallimento.
L’evitamento nutre l’ansia. Se hai paura di parlare, non iniziare con una presentazione di un’ora. Inizia con micro passi:
Spesso vediamo i colleghi come nemici pronti a giudicarci. Prova a cambiare prospettiva. Cerca un collega “alleato”, qualcuno di cui ti fidi, con cui puoi essere un po’ più autentico. Avere anche solo una persona con cui scambiare uno sguardo di intesa durante una riunione stressante può abbassare drasticamente i livelli di ansia.
A volte, le strategie di auto-aiuto non bastano, specialmente se l’ansia affonda le radici in esperienze traumatiche o schemi di attaccamento profondi. Se ti accorgi che la paura sta limitando la tua carriera o ti impedisce di vivere serenamente, un percorso terapeutico può fare la differenza.
Presso il Centro Nastasi, utilizziamo un approccio integrato chiamato Metodo MEC (Mindfulness, EMDR, CBT), studiato specificamente per sbloccare queste situazioni:
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La paura che gli altri vedano i nostri sintomi (rossore, tremore) si chiama “ansia dell’ansia”.
Il paradosso è che più cerchi di controllare questi sintomi, più aumentano. La strategia più efficace è l’accettazione paradossale: invece di dirti “non devo arrossire”, prova a dirti “ok, se arrossisco pazienza, continuerò a parlare lo stesso“. Quando smetti di combattere il sintomo, il sistema nervoso spesso si calma da solo. Ricorda anche che gli altri notano i nostri sintomi molto meno di quanto pensiamo (effetto riflettore).
Lo stress è solitamente legato al carico di lavoro (troppe cose da fare, scadenze strette) e tende a diminuire quando il carico si alleggerisce. L’ansia sociale, invece, è legata alle relazioni e al giudizio (paura di sbagliare, di parlare, di essere osservati). Se la tua preoccupazione principale riguarda “cosa penseranno gli altri di me” e ti porta a evitare le persone o le situazioni sociali, è molto probabile che si tratti di ansia sociale.
La sindrome dell’impostore si manifesta con la convinzione cronica di non meritare il proprio successo, attribuendolo alla fortuna o a un errore altrui. I sintomi includono: ansia costante di essere “smascherati” come incompetenti, difficoltà ad accettare complimenti, perfezionismo estremo e tendenza all’iperlavoro per compensare una presunta inadeguatezza. Chi ne soffre vive con la paura costante di non essere mai abbastanza, nonostante le evidenze oggettive dei propri risultati.
Il lavoro diventa fonte di ansia patologica quando l’ambiente è percepito come minaccioso o giudicante, oppure quando le richieste superano le risorse emotive che sentiamo di avere. Spesso accade in climi lavorativi tossici, poco chiari o iper-competitivi, ma anche quando noi stessi proiettiamo sui capi o sui colleghi le nostre insicurezze personali, trasformando ogni feedback in un attacco al nostro valore come persone.
Nel momento acuto, usa il corpo per calmare la mente: la tecnica dell’Abbraccio della Farfalla (descritta sopra) o la respirazione diaframmatica profonda sono molto efficaci per spegnere l’allarme immediato. Sul lungo termine, è fondamentale stabilire confini sani (imparare a dire di no), evitare il multitasking che aumenta il cortisolo e concedersi vere micro-pause di disconnessione durante la giornata.
Il segreto è spostare il focus dall’io (“Cosa penseranno di me?”) al compito (“Come posso essere utile?”). Smetti di cercare la perfezione, che non esiste, e accetta che l’errore è parte naturale del processo di crescita. Preparati bene, ma accetta l’imprevisto. Se l’ansia blocca la tua crescita, un percorso terapeutico mirato può aiutarti a ricostruire la fiducia nelle tue capacità.
Assolutamente sì. Lavorare sull’ansia sociale non serve solo a “stare meglio”, ma libera energie mentali che ora sono bloccate dalla paura. Imparando a gestire l’ansia, migliorerai le tue capacità di comunicazione, la tua leadership, la capacità di gestire i conflitti e la tua assertività. I nostri pazienti, dopo il percorso terapeutico, sono riusciti a ottenere promozioni o a cambiare lavoro verso ruoli più gratificanti che prima non osavano nemmeno considerare.
FONTI
Articolo a cura della Dott.ssa Giovanna Maria Nastasi – Psicologa a Padova Contenuto basato su evidenze scientifiche e cliniche – Ultimo aggiornamento: 2025