Ansia e lavoro

Riassunto

Riassunto: L’articolo esplora come l’ansia sociale si manifesta nel contesto lavorativo, andando oltre la semplice timidezza. Analizza il fenomeno della “Sindrome dell’Impostore”, l’impatto economico e psicologico sulle carriere e come le dinamiche legate al lavoro riattivino spesso antiche ferite relazionali. Vengono forniti consigli pratici per gestire l’ansia durante riunioni, colloqui, e esposizioni pubbliche e illustrato come un approccio terapeutico integrato (Metodo MEC) possa trasformare la paura in sicurezza professionale.

Tempo di lettura: 9 minuti

Indice degli argomenti trattati:

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    Ansia al Lavoro

    La Paura del Giudizio Blocca la Tua Carriera

    Ansia sociale nel luogo di lavoro: riconoscere i segnali, comprendere le cause e trovare la strategia giusta

    Ti è mai capitato di avere un’idea brillante durante una riunione, ma di rimanere in silenzio per paura che fosse stupida o fuori luogo? Hai mai provato un senso di terrore all’idea di pranzare con i colleghi, preferendo mangiare un panino da solo davanti al computer?

    Se hai risposto sì, sappi che non è solo “stress da lavoro”. L’ambiente professionale è oggi uno dei teatri principali in cui va in scena l’ansia sociale. Proprio lì, dove dovremmo sentirci competenti e realizzati, la paura del giudizio altrui può diventare paralizzante, trasformando ogni email, ogni call e ogni feedback in una minaccia alla nostra autostima.

    In questo articolo vedremo insieme come l’ansia sociale si insinua nella vita professionale, e, soprattutto, quali passi puoi compiere per smettere di nasconderti e iniziare a valorizzarti.

    L'Ansia Sociale in Ufficio: Non è solo timidezza

    Spesso confondiamo l’ansia sociale con il carattere introverso o la riservatezza. Ma c’è una differenza sostanziale. Essere riservati significa preferire la tranquillità; avere l’ansia sociale significa desiderare di partecipare ma esserne terrorizzati.

    Nel contesto lavorativo, questa ansia si manifesta come una preoccupazione costante e invasiva di essere osservati, valutati negativamente o umiliati. Non riguarda solo le grandi presentazioni (di cui parleremo nel prossimo articolo), ma le micro-interazioni quotidiane:

    • Chiedere un giorno di ferie al capo.
    • Fare una telefonata mentre i colleghi ascoltano.
    • Gestire un disaccordo su un progetto.
    • Partecipare al momento del caffè.

     

    Recenti ricerche indicano che circa il 29% dei lavoratori europei soffre di stress, depressione o ansia legata al lavoro. Non sei solo a provare questo disagio: è una reazione diffusa a un ambiente che ci richiede di essere sempre performanti e “perfetti”.

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    Sindrome dell'Impostore

    "Prima o poi mi scopriranno"

    Talvolta all’ ansia sociale si aggiunge un altro problema clinico: la cosiddetta Sindrome dell’Impostore. È quella voce interiore che ti sussurra: “Sei arrivato qui solo per fortuna”, “Non sei davvero bravo come credono”, “Stai ingannando tutti”.

    Chi vive questa condizione non riesce a internalizzare i propri successi. Ogni traguardo raggiunto viene attribuito al caso o all’errore di valutazione degli altri, mentre ogni piccolo errore diventa la prova inconfutabile della propria incompetenza. I dati sono impressionanti: nel 2024 le ricerche online su questo tema sono aumentate del 75%. Colpisce in particolare le persone più sensibili e coscienziose, portandole a lavorare il doppio per “non essere scoperte”, fino a raggiungere l’esaurimento (burnout).

    Il costo invisibile dell'ansia sulla carriera

    L’ansia non è solo un malessere interiore; ha ripercussioni concrete e misurabili sulla tua crescita professionale. La paura agisce come un freno a mano tirato:

    • Rinuncia alle promozioni:Il 45% delle persone con ansia sociale ha rifiutato un avanzamento di ruolo per evitare la maggiore esposizione pubblica che comportava
    • Stipendi inferiori:La difficoltà a negoziare e a far valere i propri diritti porta spesso a guadagnare meno rispetto a colleghi meno competenti ma più assertivi
    • Invisibilità:Non intervenendo nelle riunioni, le tue idee non vengono registrate. Diventi trasparente, e il tuo lavoro duro rischia di non essere riconosciuto
    • i liberi professionisti con ansia sociale molto spesso rinunciano a partecipare a congressi in funzioni di relatori, a tenere lezioni a tante persone, a organizzare corsi di gruppo. Così, rinunciano a crescere, a essere considerati competenti e autorevoli, perdono molti guadagni.

    Inoltre, l’ansia può spingere verso il Quiet Quitting (l’abbandono silenzioso): per proteggersi dallo stress delle relazioni lavorative, ci si ritira psicologicamente, si evitano le situazioni con gli altri che creano disagio, facendo il minimo indispensabile e isolandosi dal gruppo. Questo meccanismo di difesa, da sollievo momentaneo, ma alla lunga aumenta il senso il disagio e la situazione evitata diventa sempre più ansiogena.

    Perché ho l’ansia di andare al lavoro?

    Perché un feedback negativo del capo ci fa sentire come se il mondo stesse crollando?
    Le cause dell’ ansia sociale risalgono al passato, a esperienze vissute che possono essere gravi oppure no, ma significative per il bambino.E anche la trascuratezza emotiva è la causa di molte insicurezze dell’ adulto.

     Un bambino ha bisogno di essere abbracciato, consolato quando serve, accolto, ha bisogno di sentire che la mamma è lì per lui e che è importante per lei.. Se ciò non avviene, comincia a farsi l’ idea di non essere importante, di valere poco, di essere invisibile.

     La psicologia ci insegna anche che  le dinamiche in un ufficio possono riattivare schemi familiari antichi. Inconsciamente, tendiamo a proiettare le figure del nostro passato sui nostri colleghi e superiori:

    • Il Capo può diventare simbolicamente il genitore critico o severo, di cui temiamo il giudizio o cerchiamo disperatamente l’approvazione
    • Colleghi possono riattivare dinamiche di rivalità tra fratelli o esperienze di esclusione vissute a scuola

    Ogni valutazione professionale non viene vissuta come un giudizio sul lavoro svolto, ma come un giudizio sul nostro valore come persone. Ecco perché fa così male.

    I Sintomi dell’ansia in ufficio

    Come il corpo parla

    L’ansia al lavoro non è solo nella testa. Il corpo invia segnali inequivocabili di allarme, spesso proprio nei momenti meno opportuni. Ecco cosa potresti sperimentare:

    • Tachicardia e “cuore in gola”prima di entrare nell’ufficio del responsabile
    • Tremore alle manimentre firmi un documento o tieni un foglio
    • Rossore improvviso(vampate) quando l’attenzione si sposta su di te
    • Difficoltà di concentrazionee vuoti di memoria (“brain fog”) causati dall’eccesso di cortisolo
    • Tensione muscolarecronica, spesso su collo e spalle, come se fossi sempre pronto a difenderti da un attacco

    Questi sintomi innescano spesso un secondo livello di ansia: la paura che gli altri notino che siamo ansiosi. Questo crea un circolo vizioso che amplifica il disagio.

    5 Strategie per Gestire l'Ansia in Ufficio

    1. Smetti di leggere nel pensiero (degli altri)

    Uno degli errori cognitivi più comuni è credere di sapere cosa pensano i colleghi. “Mi ha guardato male, sicuramente è arrabbiato con me”. In realtà, quel collega potrebbe essere stanco, preoccupato per fatti suoi o semplicemente concentrato. 
    Esercizio: Quando pensi che qualcuno ti stia giudicando, fermati e chiediti: “Ho prove concrete di questo? O è la mia paura a parlare?”.

    1. La Tecnica dell’Abbraccio della Farfalla (Butterfly Hug)

    Questa è una potente tecnica di auto-regolazione usata nella terapia EMDR per calmare rapidamente il sistema nervoso quando ti senti sopraffatto.
    Come si fa:
    Incrocia le braccia sul petto, appoggiando le mani sulle spalle opposte (o picchietta alternativamente le ginocchia se sei seduto al tavolo e vuoi essere discreto).
    L’azione:
    Picchietta delicatamente e ritmicamente le mani, alternando destra e sinistra, come il battito d’ali di una farfalla.
    Perché funziona:
    Questa “stimolazione bilaterale” aiuta il cervello a processare lo stress e a ridurre l’attivazione dell’amigdala, riportandoti in uno stato di calma. Puoi farlo in bagno prima di una riunione o, in modo invisibile, picchiettando le gambe sotto la scrivania.

    1. Preparati, ma rinuncia alla perfezione

    Il perfezionismo è una trappola. Prepararti per una riunione è utile, ma cercare di prevedere ogni singola domanda o obiezione è impossibile e ansiogeno. Accetta la possibilità di non sapere tutto. Dire “Non ho questo dato sottomano, lo verifico e ti aggiorno” è una risposta professionale e perfettamente accettabile, non un fallimento.

    1. Esponiti a piccole dosi

    L’evitamento nutre l’ansia. Se hai paura di parlare, non iniziare con una presentazione di un’ora. Inizia con micro passi:

    • Saluta per primo un collega in corridoio
    • Fai una domanda semplice durante una riunione
    • Proponi di prendere un caffè con qualcuno. Ogni piccola vittoria invia al tuo cervello il messaggio: “Vedi? Sono sopravvissuto”

     

    1. Crea alleanze, non rivalità

    Spesso vediamo i colleghi come nemici pronti a giudicarci. Prova a cambiare prospettiva. Cerca un collega “alleato”, qualcuno di cui ti fidi, con cui puoi essere un po’ più autentico. Avere anche solo una persona con cui scambiare uno sguardo di intesa durante una riunione stressante può abbassare drasticamente i livelli di ansia.

    Quando cercare aiuto professionale? Il Metodo MEC

    A volte, le strategie di auto-aiuto non bastano, specialmente se l’ansia affonda le radici in esperienze traumatiche o schemi di attaccamento profondi. Se ti accorgi che la paura sta limitando la tua carriera o ti impedisce di vivere serenamente, un percorso terapeutico può fare la differenza.

    Presso il Centro Nastasi, utilizziamo un approccio integrato chiamato Metodo MEC (Mindfulness, EMDR, CBT), studiato specificamente per sbloccare queste situazioni:

    • Mindfulness:Per imparare a gestire i sintomi fisici dell’ansia nel momento presente, senza esserne travolti
    • CBT (Terapia Cognitivo-Comportamentale):Per identificare e smontare i pensieri disfunzionali (“Sono un incapace”) e sostituirli con valutazioni realistiche
    • EMDR:Per lavorare sulle cause. Spesso l’ansia di oggi è l’eco di un’esperienza critica del passato. Elaborando quei ricordi, la reazione emotiva nel presente si disinnesca

    Vuoi ritrovare la serenità al lavoro?

    Se l’ansia sta ostacolando la tua realizzazione professionale, la Dott.ssa Nastasi e la sua équipe sono a tua disposizione per valutare insieme un percorso personalizzato. 

    Ansia e lavoro
    Ho paura di arrossire o tremare davanti ai colleghi, cosa posso fare?

     La paura che gli altri vedano i nostri sintomi (rossore, tremore) si chiama “ansia dell’ansia”.
    Il paradosso è che più cerchi di controllare questi sintomi, più aumentano. La strategia più efficace è l’accettazione paradossale: invece di dirti “non devo arrossire”, prova a dirti “ok, se arrossisco pazienza, continuerò a parlare lo stesso“. Quando smetti di combattere il sintomo, il sistema nervoso spesso si calma da solo. Ricorda anche che gli altri notano i nostri sintomi molto meno di quanto pensiamo (effetto riflettore).

    Lo stress è solitamente legato al carico di lavoro (troppe cose da fare, scadenze strette) e tende a diminuire quando il carico si alleggerisce. L’ansia sociale, invece, è legata alle relazioni e al giudizio (paura di sbagliare, di parlare, di essere osservati). Se la tua preoccupazione principale riguarda “cosa penseranno gli altri di me” e ti porta a evitare le persone o le situazioni sociali, è molto probabile che si tratti di ansia sociale.

    La sindrome dell’impostore si manifesta con la convinzione cronica di non meritare il proprio successo, attribuendolo alla fortuna o a un errore altrui. I sintomi includono: ansia costante di essere “smascherati” come incompetenti, difficoltà ad accettare complimenti, perfezionismo estremo e tendenza all’iperlavoro per compensare una presunta inadeguatezza. Chi ne soffre vive con la paura costante di non essere mai abbastanza, nonostante le evidenze oggettive dei propri risultati.

     Il lavoro diventa fonte di ansia patologica quando l’ambiente è percepito come minaccioso o giudicante, oppure quando le richieste superano le risorse emotive che sentiamo di avere. Spesso accade in climi lavorativi tossici, poco chiari o iper-competitivi, ma anche quando noi stessi proiettiamo sui capi o sui colleghi le nostre insicurezze personali, trasformando ogni feedback in un attacco al nostro valore come persone.

    Nel momento acuto, usa il corpo per calmare la mente: la tecnica dell’Abbraccio della Farfalla (descritta sopra) o la respirazione diaframmatica profonda sono molto efficaci per spegnere l’allarme immediato. Sul lungo termine, è fondamentale stabilire confini sani (imparare a dire di no), evitare il multitasking che aumenta il cortisolo e concedersi vere micro-pause di disconnessione durante la giornata.

    Il segreto è spostare il focus dall’io (“Cosa penseranno di me?”) al compito (“Come posso essere utile?”). Smetti di cercare la perfezione, che non esiste, e accetta che l’errore è parte naturale del processo di crescita. Preparati bene, ma accetta l’imprevisto. Se l’ansia blocca la tua crescita, un percorso terapeutico mirato può aiutarti a ricostruire la fiducia nelle tue capacità.

    Assolutamente sì. Lavorare sull’ansia sociale non serve solo a “stare meglio”, ma libera energie mentali che ora sono bloccate dalla paura. Imparando a gestire l’ansia, migliorerai le tue capacità di comunicazione, la tua leadership, la capacità di gestire i conflitti e la tua assertività. I nostri pazienti, dopo il percorso terapeutico, sono riusciti a ottenere promozioni o a cambiare lavoro verso ruoli più gratificanti che prima non osavano nemmeno considerare.

    FONTI

    • MHFA England (2024).“Key workplace mental health statistics for 2024.” Mental Health First Aid England. (Dati su stress e ansia nel luogo di lavoro).
    • Instant Offices (2024).“Searches for Impostor Syndrome surge 75% in 2024.” (Statistiche sulla sindrome dell’impostore).
    • Gallup (2024).“State of the Global Workplace 2024 Report.” (Dati sull’engagement e il benessere dei lavoratori).
    • Anand et al. (2024).“Effects of workplace silence, quiet quitting and exit.” International Journal of Organizational Analysis. (Correlazione tra ansia, silenzio e quiet quitting).
    • Stratton et al. (2023/2024).Systematic reviews on CBT and digital interventions for workplace anxiety. Journal of Medical Internet Research.
    • EU-OSHA (2025).“OSH Pulse 2025 survey: Psychosocial risks in the workplace.” (Dati europei su ansia e stress lavoro-correlato).

    Articolo a cura della Dott.ssa Giovanna Maria Nastasi – Psicologa a Padova Contenuto basato su evidenze scientifiche e cliniche – Ultimo aggiornamento: 2025

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