Così ho scoperto il suo tradimento

Così ho scoperto il suo tradimento

“Gentile Dottoressa,

le scrivo questa mail, dopo la telefonata di ieri,  perché penso possa essermi utile mettere per iscritto le mie emozioni e i miei pensieri per fare un po' di  chiarezza, ricostruendo per lei quello che è successo per cercare di spiegarle il delicato momento che sto vivendo.

Ho scoperto il tradimento di mio marito da pochi giorni e sono profondamente scossa da questa terribile situazione.

La “scoperta” è stata quasi casuale, o forse no.

La settimana scorsa mio marito mi ha detto di aver perso il suo cellulare e che si sarebbe recato a sporgere denuncia. “L'ho cercato in ogni possibile angolo, in ufficio, in macchina e qui a casa, ma non lo trovo, forse mi è scivolato mentre salivo in macchina durante i miei spostamenti di lavoro”.

So quanto sia importante per il suo lavoro il cellulare e mi sono preoccupata anch'io. Siccome doveva fare un viaggio di lavoro di alcuni giorni, ne ha acquistato subito un altro con le complicazioni che si affrontano in questi casi: contatti da ricostruire, appunti, messaggi persi e via dicendo.  

Il giorno dopo la sua partenza, casualmente,  ordinando una sua giacca che non metteva da diverso tempo, mi sono accorta  che nella tasca interna c'era il suo cellulare smarrito. Era spento.  

Probabilmente era stato chiamato qualche sera precedente e, forse, senza pensarci o mentre stava facendo altro lo ha spento e messo via in questa giacca che era stata, non ricordo come mai, appoggiata su una poltroncina in camera e poi rimessa da me la sera stessa nell'armadio.

Con mio marito abbiamo sempre condiviso tutto, con la massima fiducia reciproca.

Io avevo le sue password e l'ho riacceso per chiamarlo e comunicargli la felice circostanza del ritrovamento.

Appena riacceso sono comparse sullo schermo alcune chiamate senza risposta di cui tre dallo stesso numero. Dopo aver visto che le altre chiamate erano di numeri aziendali, istintivamente ho richiamato il numero.

Mi ha risposto subito una voce di donna che, senza lasciarmi neanche il tempo di presentarmi, mi ha aggredita  dicendo : “finalmente!!!, perché non mi hai risposto, ho bisogno assolutamente di vederti, devi parlare immediatamente con tua moglie e finire questa commedia”...  Al momento ho pensato di aver capito male, mi sentivo gelare e non riuscivo a dire nulla per la sorpresa. “ Hai capito? Dobbiamo vederci subito!...” Dopo qualche secondo sono riuscita  a parlare e con un filo di voce le ho detto: “forse ho sbagliato numero, lei con chi voleva parlare? Io sono la signora Rossi e questo è il telefono aziendale di mio marito, forse c'è stato un errore, mi scusi...” .  Sentendo la mia voce, la signora ha chiuso immediatamente la comunicazione.

Ho chiamato  mio marito e l’ho informato del ritrovamento e, un po' frastornata e un po' incredula, l’ ho informato dell'accaduto. Improvvisamente mio marito ha cambiato umore e con evidente nervosismo mi ha detto: ” perché hai chiamato quel numero, non era necessario, bastava che mi girassi i numeri.  E' evidente che è un errore, forse qualcuno ha sbagliato numero”.

Per tutta la giornata mi è ritornato nella mente il tono innervosito di mio marito e la voce di quella donna. Certamente sarà stato un errore, mi ripetevo, però quel nervosismo di mio marito non mi era piaciuto. Per uno strano presentimento, non riuscivo a calmarmi. Pensavo: “E se non fosse un errore? Se ci fosse una base di verità in quella telefonata?” E poi: “perché mio marito si é subito innervosito?”.

In effetti i rapporti con mio marito erano stati, finora, “normali”. Siamo sposati da sei anni, come coppia ci siamo voluti bene e siamo stati molto vicini fino ad un anno fa. Da quando lui ha iniziato un nuovo lavoro e con la situazione di pandemia che stiamo vivendo, molte volte lui era fuori casa per lavoro. Quando ritornava ci scambiavamo le nostre impressioni sulla situazione e la nostra sofferenza per avere ridotto le nostre uscite, la nostra socializzazione.

In effetti la nostra intimità ne ha risentito, ci comportiamo con un certo “distacco”, con un calo di attenzioni.  Con lui non ne abbiamo parlato, e quando io ci pensavo attribuivo il tutto alle conseguenze per la depressione dovuta alla situazione creata dagli avvenimenti dell'ultimo anno, dalle restrizioni, al fatto che il suo lavoro fosse aumentato e molte volte lo portava fuori, che rientrava molto stanco...

Per tutta la giornata il dubbio ha cominciato a girare nei miei pensieri. Subito lo respingevo però, perché neanche lontanamente potevo pensare ad un possibile “tradimento”: avevo piena fiducia in mio marito, perché mai avrebbe dovuto farlo? Tutto sommato eravamo finora una bella coppia, avevamo il nostro equilibrio, avevamo progetti per il futuro...  E se invece così non fosse?

Il giorno dopo mio marito è rientrato come al solito e, come al solito, si è mostrato formalmente attento e mi ha ringraziata per avergli ritrovato il cellulare. Anzi, dopo cena ha mostrato interesse fisico verso di me, e desiderava  un rapporto sessuale. Io non riuscivo più ad essere me stessa, non riuscivo a lasciarmi andare. Lo guardavo con una punta di sospetto e sono stata molto fredda.

Mi sembrava strano non volesse parlare della telefonata.

Allora gli ho chiesto: “... ma tu stai bene con me? Va tutto bene? Non mi nascondi niente, vero?”.

Mio marito a quella domanda ha completamente cambiato atteggiamento. Un leggero tremore sulle sue labbra nascondeva una preoccupazione, mi ha risposto: “ma certo che sto bene con te! Cosa dovrei nasconderti? Io sono cristallino!”. Però la sua “comunicazione non verbale” tradiva una certa emozione. Le sue spalle curve, le gambe accavallate lo facevano sembrare in attesa di qualche uragano dal quale avrebbe  dovuto  difendersi, lo sguardo inizialmente aggressivo, divenne scivoloso ed evitava di guardarmi negli occhi.

Non so come mai, improvvisamente gli dissi: “ Da quanto tempo va avanti?”.

Si irrigidì e divenne improvvisamente rosso in viso, rispondendomi con veemenza: “Ma cosa da quanto tempo va avanti! Stai dando i numeri? Non penserai che quella donna si riferisse a me? Io non so neanche chi sia”, e poi con un tono decisamente aggressivo e colpevolizzante: “ e tu, invece, perché non mi vuoi più? Non stiamo più insieme, siamo come due estranei, non ti vedi come sei?”.

Questo tono mi aveva decisamente sorpresa, a quel punto il mio inconscio mi diceva che lo avevo punto sul vivo, che dovevo approfondire. “ bene, gli dissi, allora chiamala subito, chiedile spiegazioni, se non hai nulla da nascondermi...”

La sua reazione fu una conferma per me: “ ma no, dài. Non crederai che io c'entri qualcosa, mi sembra ridicolo chiamarla. Si sarà sicuramente sbagliata...”

Il mio intuito femminile trovò la conferma che cercavo. “ Allora la chiamo io, adesso!”

Presi il mio cellulare e il numero che mi ero segnata su un foglietto e la chiamai. Rispose subito, nonostante fosse già tardi: “ Si, chi parla?”. “Sono la moglie del sig. Rossi, ci siamo sentite ieri, le passo mio marito che vuole parlarle, così vi mettete d'accordo su come continuare”. Attimi di silenzio interminabili dall'altra parte, poi una risposta che fu quasi un balbettio: “  Allora… ha scoperto tutto, ...mi dispiace”.

Chiusi il telefono e guardai direttamente negli occhi mio marito, mentre le lacrime cominciavano a riempirmi gli occhi: “ Come hai potuto! Come hai potuto nascondermelo! Come hai potuto negare pochi minuti fa! Perché, perché?”.

Mi rispose mantenendo ancora un tono aggressivo e colpevolizzante. “Ma cosa vai pensando, io non ho nessuna storia con quella donna, non so neanche chi sia, come ti ho già detto. Si è sbagliata! Tu devi avere fiducia in me, non puoi pensare che ti abbia tradito!” . Continuò con questo tono per alcuni pesantissimi minuti.

Io mi ero allontanata da lui e ora mi sembrava un estraneo. Gli dissi: “adesso capisco tante cose, ecco perché hai cambiato lavoro. Ecco perché quei viaggi continui, quello star fuori di casa per giorni. Al tuo ritorno mi ignoravi, ti comportavi come se io non esistessi e mi dicevi di essere sempre stanco, che la situazione in giro era molto pesante, che ti assorbiva tante energie. Col cavolo! Era lei che ti assorbiva! ..Adesso basta, è inutile negare. La tua reazione e quello che mi ha detto quella donna sono la conferma più evidente!”.

Dopo circa un'ora in cui negava l'evidenza, ci fu un lungo silenzio reciproco e poi la sua confessione.” E va bene, è proprio così” disse con un tono molto depresso. “ E' da circa otto mesi che ci vediamo, è una mia vecchia conoscenza che ho incontrato per caso durante una mia trasferta, aveva divorziato da un anno ed era molto in crisi. Abbiamo cominciato a vederci anche in altre città dove lei mi raggiungeva. All'inizio mi sembrava un'avventura, poi è diventata una storia importante. Mi dispiace, ma ho trovato in lei tutto quello che cercavo e che tu non mi sai dare.  Non ho mai avuto la forza di parlartene, però con te sono stato sempre infelice”.

Questa ammissione da un lato mi liberava da un peso fortissimo e dal  tremendo malessere che percepivo quella sera, dall'altro mi gettava in una situazione di terribile delusione.

L'angoscia in cui mi trovavo mi faceva venire una girandola di pensieri. Volevo picchiarlo, volevo cacciarlo, toglierlo dalla mia vista per sempre. Mi sentivo come davanti ad un burrone che si apre all'improvviso ed avevo la sensazione di poterci cadere senza difese. La situazione era per me agghiacciante. Mi chiusi in camera e piansi tutta la notte.

L'indomani gli chiesi d'impulso di andarsene, di sparire dalla mia vista e dalla mia vita.

Lui aveva dormito in salotto. Disse “vedrai che sistemeremo tutto, troveremo la soluzione”.

Ero molto delusa e stupita, non avrei mai immaginato di provare  quelle sensazioni che mi travolgevano.

Provai emozioni fortissime e contrastanti. Mi misi a pensare che volevo sapere i dettagli di questa “relazione”, volevo chiedere che ricostruisse momento per momento i loro incontri. Poi, invece, volevo che lui mi perdonasse pensando che fosse stato a causa mia, mi sentivo addirittura in colpa...

E poi ancora provavo  rabbia, tanta rabbia per lui, per avermelo nascosto per tutto questo tempo, e che non lo avrei mai più perdonato. Istintivamente presi due valigie e cominciai a riempirle con le sue cose. Lo avevo visto fare tante volte al cinema, e come un automa lo stavo facendo anch'io.

Buttai le valigie sul pianerottolo e gli dissi: “vattene, non è possibile!”

Lui cercava di riprendere un po' di dialogo, in maniera puerile cercava di giustificarsi: “Non volevo farti del male ma, sai, con lei mi sono sentito rinascere, come se avessi ancora vent’anni… Mi sono sentito un uomo potente. Con te negli ultimi anni mi sentivo spento… Sono ancora un bell’uomo, e sono stato capace di fare innamorare ancora una persona. Mi dispiace, non so proprio spiegare ma adesso mi sento un altro… “. 

Gli ho richiuso la porta alle sue spalle e sono tornata a letto, mi sentivo molto depressa, volevo morire.

Per due giorni non ho fatto che piangere e restare a letto.

Poi ho pensato che dovevo parlarne con qualcuno, che non potevo tenermi questo peso sullo stomaco. Mi vergognavo e non volevo parlarne né con le mie amiche né con i miei parenti, mi sentivo sola…

Rivedevo come un film i momenti più belli vissuti con lui, e rivedevo anche i momenti delle nostre piccole crisi. Con disappunto mi sentivo male per non aver saputo cogliere i piccoli segnali di un disagio nella nostra comunicazione, nei nostri rapporti.  Non avevamo avuto problemi di coppia importanti.

Mi sentivo male per non aver parlato più a fondo con lui delle mie aspettative, dei miei desideri, delle mie emozioni. E non sapevo spiegarmi perché  non ho saputo guardare nei suoi occhi durante i momenti di silenzio o disagio che alcune volte si manifestavano. Non davo importanza a queste cose, mi sembrava che tutto filasse liscio e che lui mi amasse quanto lo amavo io.

Improvvisamente ho pensato che non ero in grado di capire da sola, di accettare questa situazione, elaborare il tutto e trovare una via d’uscita.  Avevo capito di aver bisogno d’aiuto.

Ho cercato tra i mei appunti passati ed ho ritrovato il suo  riferimento di psicologa psicoterapeuta che mi aveva passato una mia amica qualche anno prima, per questo l’ho chiamata ieri.

Mi ha fatto molto bene scrivere questa mail, mi sento più sollevata e ho voglia di rialzarmi.

Aspetto con ansia il momento di incontrarla,  ho bisogno di aiuto e voglio capire…”.

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